MADAME GRES: LIVIA QUARESMINI, STUDENTESSA DI FASHION DESIGN, SI DISTINGUE PER I DISEGNI REALIZZATI PER IL PROGETTO DI RESYLING DELLA MAISON
Livia Quaresmini, studentessa di Fashion Design presso Machina Lonati Fashion and Design Institute, si distingue per la singolarità dei disegni realizzati per il resyling della Maison Madame Grès.
Nota per modellare con l’immediatezza del drappeggio un abito, Madame Grès è sempre stata considerata un’artista consumata e non solamente una couturiere. Il suo atelier, totalmente bianco, era sinonimo della sua austerità e della sua innata grazia.
La sofisticata Madame Grés è ancora oggi riferimento per la personale identificazione di molti designers. Essa poneva una rigorosa attenzione alla costruzione dell’abito; prima di tutto scultrice, Grés testimoniava questi suoi studi nelle fogge più famose, portando in vita la Nike di Samotracia nelle sembianze di un vestito. Grés drappeggiava e plasmava jersey di seta scivolato sul corpo con un minimalismo tipico del design degli anni ‘30; contemporaneamente cercava anche di esprimere una compostezza classica.
Il vero obiettivo delle sue creazioni non era però il raggiungimento di un’evocazione idilliaca, ma di un’integrità statuaria. I vestiti erano costruzioni unificate, composti da panneggi di tessuto continuativi dalla testa ai piedi, attorcigliati in vita, addossati al corpo, sormontati sul collo con lo stesso tessuto risolto in pieghe tridimensionali. Grés non tentava di far rivivere la statuaria classica, ma in maniera del tutto moderna, cercava di fondere l’essenza del corpo con quella dell’abito.
Nessun abito Grés è stato definito al di sotto dell’incantevole. Nella storia, i più importanti fra i fotografi, come Hoyningen-Heuné e Willy Maywald, hanno testimoniato la grazia e l’eleganza delle creazioni di Madame Grés, maggiormente nelle fotografie d’epoca in bianco e nero; la sua peculiarità stava inoltre nella gamma di colori da lei utilizzata, quali aubergine, magenta, cerise, e royal blue. I drappeggi greci, fossero ispirati alle dee o alle schiave, erano spesso di un bianco, tendente al giallo, quasi optical se esposto alla luce, in ricordo del neoclassicismo. L’architettura vestimentaria di Madame Grès era puro sogno, bellezza fisica, allure, comfort e immagine.
Partendo dalla poetica dell’arte di Grès il restyling della Maison incentra la sua forza sull’attualizzazione nella contemporaneità del suo concept. Si cerca, attraverso materiali del tutto inusuali per la Maison, di far rivivere l’immagine di Madame Grès nella sua pienezza, bellezza e allo stesso tempo semplicità. Il mood della collezione prende vita dall’idea di accostare guaine di svariati pellami, fra cui coccodrillo, pelle impunturata, pelle di serpente e vinile, alle celeberrime fogge Grès, oppure tagliando la pelle in listerelle sottilissime, simulando il drappeggio stesso. Con questo restyling non si vuole snaturare l’essenza della Maison: la figura che viene rappresentata è comunque quella di una donna estremamente leggera, sottile, colta, effimera,eterea, nonostante l’elemento pelle sottolinei un atteggiamento maggiormente aggressivo, in alcuni casi molto vicino al bondage. È fondamentalmente l’equilibrio fra questi due estremi, portati ad elidersi l’uno con l’altro, che fa scaturire ancora una volta quella sobrietà e quella grazia dei panneggi di jersey, utilizzati in colori tenui pastello, quasi a voler ricordare una sorta di mondo aulico, quale quello dell’Olimpo.
Nonostante il mondo di Grès sia andato perduto e perciò si senta necessario attualizzare gli stilemi che hanno reso il suo stile indimenticabile, sussiste e sopravvive ancora il diritto di ogni donna a sognare di essere mito (un diritto che Grès aveva sempre voluto assecondare). Quindi è questo è il vero obiettivo della collezione: in forma maieutica gli abiti non hanno altro che lo scopo di coltivare e far sbocciare la voglia insita in fondo all’anima di ogni donna di sentirsi ancora dea.














